La copertina
La copertina

Non avevo mai curato una raccolta. Però mi piacciono le sfide. Così contatto il mio editore e gli accenno del progetto. Lui, come sempre fa, mi dice poi ne parliamo. Io gli rispondo "No, ne parliamo adesso". Così lo prendo per sfinimento. Da quel momento inizio a pensare al progetto. C'è un tema: la malattia. Ma senza pietismo o vittimismo. Nulla di tutto questo. Volevo che su questo tema così delicato ci fosse un approccio creativo in cui tutti gli stili potessero venire contemplati. Non sarebbe stato difficile per me contattare qualche amico di penna e chiedergli la cortesia di un pezzo. Di solito queste operazioni si fanno in questo modo. Invece ho preferito pescare nell'universo dei blog. Mi sono messo a fare scouting. Ne ho selezionato 37. Di tutti i tipi. Il risultato è variegato, quasi una pietanza dal sapore indefinito. Tutti e 37 si sono fieramente dichiarati "Inadatti al volo". Il resto è un libro, molto particolare che ho curato nella sua stesura e in cui sono presente con un brano "La malattia del credere".



Incipit da "La malattia del credere"

La ragazza mi siede di fianco, immobile. Occhiali scuri e un corpetto beige  di quelli castigati. Una specie di corazza. Mi ricorda certi film dell'800 con le donne costrette in certi bustini  tenuti su da un sistema di tiranti che al confronto il ponte sul fiume Tago a Lisbona sembra galleggiare sull'acqua. Siede di fianco a me e sfoglia il Vangelo secondo Giovanni